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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 23 MARZO 2025 3ª DOMENICA DI QUARESIMA

23 MARZO 2025

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

UN TEMPO PER LA CONVERSIONE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, non mettiamo a frutto il tempo che ci hai concesso per portare frutti.  Kyrie eleison.
  • Cristo, sei intervenuto a nostro favore con mano potente, eppure non ci convertiamo. . Christe eleison.
  • Signore, desideriamo conoscere il tuo nome ma non siamo pronti a fare la tua volontà. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

I nostri giorni
su questa terra sono limitati, ma nessuno di essi è insignificante, se vissuto
in comunione con Dio. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, fa’ che mettiamo a frutto il nostro tempo.

• Perché non cerchiamo delle vie di mezzo tra la verità del Vangelo e le convinzioni del mondo. Preghiamo.

• Perché non lasciamo che il presente ci scorra addosso, inghiottito dal passato od oppresso dal futuro. Preghiamo.

• Perché, di fronte alla tua rivelazione, non rimaniamo indifferenti, ma scegliamo di prendere parte al tuo progetto di salvezza. Preghiamo.

• Perché, in questo tempo che ci è dato per la conversione, non ci facciamo distrarre dalle molte voci che turbano le nostre giornate. Preghiamo.

O Padre, facendoti conoscere apertamente dall’uomo, lo hai elevato alla dignità di figlio. Aiutaci a rimanere sulle tue vie e a progredire nella conoscenza della tua Parola.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 23MARZO 2025 3ª DOMENICA DI QUARESIMA.

23 MARZO 2025

3ª DOMENICA DI QUARESIMA

UN TEMPO PER LA CONVERSIONE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 16 MARZO 2025 2ª DOMENICA DI QUARESIMA

16 MARZO 2025

2ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

CRISTO, RIVELAZIONE DEL VOLTO DEL PADRE

COMMENTO

Nella prima domenica di Quaresima Luca ci aveva presentato le tentazioni a cui Gesù venne sottoposto durante tutta la sua esistenza. La tentazione ricopre un ruolo importante nella vita di ogni singolo individuo. Essa è la prova dell’impegno nel vivere con coerenza la fede . È il sigillo di garanzia della serietà. Vincerla segna il collaudo della nostra affidabilità umana.

Gesù mette alla prova i tre capetti del gruppo dei suoi discepoli. Sono i tre leaders. Coloro che lo dovrebbero aiutare nella sua missione evangelizzatrice. Ma falliscono miseramente la prova. Otto giorni prima Gesù nella quiete riposante di Cesarea di Filippo aveva voluto sondare l’opinione degli apostoli sulla sua persona. Pietro lo aveva stupito : ” Tu sei il Cristo di Dio”.  Troppo bello per essere  vero. Questo magnifico attestato di fede svanisce quando Gesù pone le condizioni per essere suoi seguaci: portare la propria croce senza piagnistei e vittimismi; non vergognarsi delle sue parole e seguirlo fino alla morte. Questo è un programma di vita non conforme alle loro attese messianiche. La delusione è grande.
Ma il Signore non demorde. Invita i tre a seguirlo non su un monte, ma sul monte. Vale a dire non su un’altura qualunque ma su quello che loro ben conoscevano in quanto era il luogo preferito dal Maestro per pregare. Facendo questo lì introduce in quello che ha di più caro: la sua intimità con il Padre.
E sulla sommità dell’altura avviene un corto circuito nella mente dei tre discepoli. Mentre il Nazareno è il compimento della Legge  (Mosè) e dei Profeti (Elia)  e quindi centrale come figura, Pietro con poco garbo, nella costruzione delle capanne di frasche, mette al centro Mosè (Thorah) affiancato da Gesù ed Elia. Nella mentalità del tempo quando c’erano tre persone, il posto centrale aspettava di diritto a colui che era ritenuto il più importante. Per Pietro ebreo osservante, non ancora divenuto Simone cristiano credente, la Legge era tutto. Non si rivolge a Gesù con il termine maestro, come dice la traduzione, ma con l’appellativo di capo che dirige e comanda.  Caratteristiche queste  del messia guerriero liberatore dal dominio romano allora tanto atteso ed agognato..
Della sua professione di fede nel Cristo di Dio non rimane più nulla. L’esperienza mistica a cui hanno assistito non aumenta la loro fede ma enfatizza i loro dubbi. È meglio tacere ed aspettare tempi migliori. Scendono a valle muti e pensierosi.

Per noi Gesù è il Dio amore misericordioso oppure un idoletto non il Figlio di Dio, che abbiamo creato a nostra immagine e somiglianza?

MEDITAZIONE

Sono state date molte definizioni di che cosa sia la fede. La vicenda di Abramo narrata nella prima lettura accredita come adeguata la definizione della fede come atto di risposta libera e responsabile a un appello di Dio. Nel caso di Abramo l’appello assume la forma di una promessa.

L’alleanza con Abramo

Abramo, ormai anziano, e con lui anziana e sterile la moglie, è afflitto perché non ha una discendenza. In questa situazione giunge la promessa di Dio (cf Gen 15,5). Quest’appello, questa promessa, richiede ad Abramo una risposta in due dimensioni: l’adesione e la decisione. La risposta di Abramo, dunque, è sia libera che responsabile.
La promessa di Dio, inoltre, non viene accompagnata da segni, né dà indicazioni di tempo misurabili. È una promessa secca, che chiede fede secca. Il credente con la sua fede entra in una relazione con Dio che è fondante e che trasforma tutte le altre relazioni che può instaurare.
In tale relazione Dio si manifesta innanzi tutto come il Dio della promessa. Promette una discendenza. Promette una terra. E s’impegna (è l’unico segno che dà) con un patto, un’alleanza unilaterale, un impegno che Dio solo si assume.

Promessa e trasfigurazione

Dio è il Dio della promessa. Alla luce della categoria di promessa si può interpretare il brano evangelico della trasfigurazione.
Luca descrive la trasfigurazione come un cambiamento d’aspetto del volto (cf Lc 9,29) durante il quale Gesù dialoga con Mosè ed Elia. Essi sono i rappresentanti delle due parti dell’Antico Testamento: la Legge e i Profeti. Anch’essi nella loro vita ebbero esperienza diretta di Dio: Mosè vedendolo di spalle; Elia incontrandolo nella brezza sottile.
Sul monte, questi due eroi dell’Antico Testamento entrano in rapporto intimo di dialogo con Gesù trasfigurato. L’invocazione del Salmo di questa domenica – «Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto» (Sal 26,8-9) – risposta a un invito esplicito del Signore – «Il mio cuore ripete il tuo invito: “Cercate il mio volto!”» (Sal 26,8), dove il volto è espressione della misericordia salvifica di Dio – sul monte della trasfigurazione trova il suo esaudimento completo.
Nel volto trasfigurato di Gesù si mostra il volto di Dio. Gesù rivela la sua vera identità, peraltro confermata dalla voce che si ode dal cielo alla fine della scena e che ripete nei contenuti quanto udito sulle sponde del Giordano dopo il battesimo: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» (Lc 9,35. Cf Lc 2,22).

Trasfigurazione e risurrezione

Nella trasfigurazione di Gesù umanità e divinità si incontrano. Si mostra la gloria della divinità; si mostra la grandezza e la dignità a cui è chiamata l’umanità. La trasfigurazione è la visione della promessa fatta all’umanità. Il Dio della promessa, rivelatosi tale ad Abramo, conferma chi è nella promessa all’umanità di una realtà nuova, trasfigurata, frutto della risurrezione.
I cristiani dunque stanno sotto la promessa; sono figli della promessa. A essi è aperta la possibilità di innalzarsi a tale dignità. A partire dalla visione della trasfigurazione è possibile dare un più profondo significato al tempo della Quaresima. Domenica scorsa si è detto della Quaresima come tempo in cui è possibile recuperare e riaffermare per mezzo dell’ascesi la propria statura di figli di Dio. Di tale dignità è visione il Cristo trasfigurato. Il cammino quaresimale è partecipazione alla Passione per giungere alla gloria della risurrezione.
La trasfigurazione sul monte avviene nel contesto della preghiera di Gesù (cf Lc 9,29). Questa è l’ambito di una relazione fra il Figlio e il Padre in cui è immesso il credente per la sua fede. È occasione opportuna per riflettere su una seconda pratica posta al centro dell’attenzione della Quaresima: la preghiera. Essa è un atto relazionale del credente con Dio che avviene solo se e perché essa è inserita nella preghiera di Gesù. Cessa di essere così una pratica, un tributo a Dio, o che altro. È relazione. Ma è una relazione vera solo perché inserita nella relazione di Gesù con il Padre. Ovvero la preghiera cristiana è possibile ed è veramente tale solo se si inserisce nella preghiera di Cristo.

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2. introduzioni – 16 MARZO 2025 2ª DOMENICA DI QUARESIMA

16 MARZO 2025

2ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

CRISTO, RIVELAZIONE DEL VOLTO DEL PADRE

In Gesù Cristo, Dio chiama ogni uomo a diventare veramente se stesso. Nel volto trasfigurato del Figlio si mostra il Padre, ma viene anche esaudita una promessa: quella di un’umanità liberata dalla miseria e dalla schiavitù del peccato.
Si tratta della stessa promessa che il Signore aveva fatto ad Abramo e che ripropone a ciascuno di noi quando entriamo in relazione con lui nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nella carità sollecita verso i fratelli.

PRIMA LETTURA

Dio stipula l’alleanza con Abram fedele.
Non è l’uomo a trovare Dio, è Dio che prende l’iniziativa e si rivela all’uomo. Così accade in tutto l’Antico Testamento e, in particolare, nel caso di Abramo. Entrare in relazione col Signore e fare la sua volontà è dunque una possibilità concreta, per chi scelga di fidarsi di lui.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 26 (27)

Il volto autentico di Dio è fonte di vita e ricercando la vera vita non si può che giungere al volto autentico di Dio.

SECONDA LETTURA

Tra parentesi [ ] la forma breve.

Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso.
Il cristiano non esaurisce la sua speranza entro i confini del mondo. In questo mondo, tuttavia, egli è chiamato a essere testimonianza autentica di un’umanità redenta, simbolo vivente di ciò che verrà.

VANGELO

Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.
Gesù, in quanto Figlio, è in intima e personale relazione col Padre. In questa relazione, però, non c’è nulla di «esclusivo». La richiesta di Pietro infatti: «Facciamo tre capanne» (Lc 9,33) non viene ascoltata e Gesù ridiscende dal monte, per andare incontro alla croce.

 

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4. Letture – 16 MARZO 2025 2ª DOMENICA DI QUARESIMA

16 MARZO 2025

2ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

CRISTO, RIVELAZIONE DEL VOLTO DEL PADRE

PRIMA LETTURA

Dio stipula l’alleanza con Abram fedele.
Non è l’uomo a trovare Dio, è Dio che prende l’iniziativa e si rivela all’uomo. Così accade in tutto l’Antico Testamento e, in particolare, nel caso di Abramo. Entrare in relazione col Signore e fare la sua volontà è dunque una possibilità concreta, per chi scelga di fidarsi di lui.

Dal libro della Genesi          Gen 15,5-12.17-18

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse:
«Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò. Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram: «Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate».

Parola di Dio.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 26 (27)

Il volto autentico di Dio è fonte di vita e ricercando la vera vita non si può che giungere al volto autentico di Dio.

Rit. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».

Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

SECONDA LETTURA

Tra parentesi [ ] la forma breve.

Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso.
Il cristiano non esaurisce la sua speranza entro i confini del mondo. In questo mondo, tuttavia, egli è chiamato a essere testimonianza autentica di un’umanità redenta, simbolo vivente di ciò che verrà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi   Fil 3,17–4,1

[Fratelli,] fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
[La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!]

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Cf Mc 9,7

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».

Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO

Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.
Gesù, in quanto Figlio, è in intima e personale relazione col Padre. In questa relazione, però, non c’è nulla di «esclusivo». La richiesta di Pietro infatti: «Facciamo tre capanne» (Lc 9,33) non viene ascoltata e Gesù ridiscende dal monte, per andare incontro alla croce.

Dal vangelo secondo Luca           Lc 9,28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 16 MARZO 2025 2ª DOMENICA DI QUARESIMA

16 MARZO 2025

2ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

CRISTO, RIVELAZIONE DEL VOLTO DEL PADRE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ti sei fidato di noi fin dall’eternità,
    eppure richiediamo ancora delle prove per credere alle tue promesse.  Kyrie eleison.
  • Cristo, tu ci inviti a reclamare la nostra eredità di Figli di
    Dio, ma noi preferiamo accettare il giogo del peccato. Christe eleison.
  • Signore, continuiamo a chiederci dove sia Dio, quando
    tu ti sei rivelato in Gesù Cristo. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

La nostra fragilità non è più un ostacolo che possa impedirci di conoscere il Padre, poiché egli si è fatto prossimo a noi in Gesù Cristo. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, mostraci il tuo volto.

  • Perché desideriamo conoscere le tue vie e non ci accontentiamo di una fede superficiale. Preghiamo.
  • Perché conserviamo il coraggio di dirti di sì, senza condizioni. Preghiamo.
  • Perché crediamo che cambiare il nostro cuore sia possibile e che le tue promesse di salvezza non sono utopie. Preghiamo.
  • Perché, sull’esempio di Cristo, ricerchiamo un rapporto personale con te nella preghiera. Preghiamo.

O Padre, tu hai accompagnato e protetto il popolo d’Israele lungo tutta la sua storia e, in Gesù Cristo, hai mantenuto la tua promessa di salvezza. Fa’ che, ricercandoti, conquistiamo la nostra piena umanità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 16 MARZO 2025 2ª DOMENICA DI QUARESIMA.

16 MARZO 2025

2ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

CRISTO, RIVELAZIONE DEL VOLTO DEL PADRE

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3. Commento alle Letture – 9 MARZO 2025 1ª DOMENICA DI QUARESIMA

9 MARZO 2025

1ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della tentazione)

IN RAPPORTO COL PADRE

COMMENTO

Con l’imposizione delle ceneri abbiamo iniziato il nostro cammino di conversione. Convertirsi non vuol dire fare delle rivoluzioni comportamentali ma liberare la nostra condotta da tutte le ossidazioni che le quotidiane abitudini depositano sulla nostra fede e da tutti i compromessi che i conformismi appiccicano ai nostri comportamenti.
Siamo invitati da Gesù ad abbandonare il nostro pesante tran tran di vita  per riscoprire la libertà che il deserto favorisce con il suo silenzio e la sua essenzialità.
È interessante constatare che, nell’odierno brano evangelico, Luca ci descrive il diavolo in modo anomalo. Non è nemico di Gesù . Anzi è un amico gentile, rassicurante e seducente. Riconosce che Egli è Figlio di Dio. La traduzione italiana  non rende bene l’originale greco . Al posto di: “Se sei Figlio di Dio” si dovrebbe leggere “Poiché” sei Figlio di Dio. Satana sa benissimo che al momento del suo battesimo Cristo, con la discesa dello Spirito Santo, ha preso piena consapevolezza della missione che il Padre gli ha affidato. Ma non si rassegna.
E lo tenta per quaranta giorni.  che è un modo, allora comune, per significare tutta la vita , in quanto si riteneva che una generazione abbracciasse quarant’anni di esistenza. Il Maligno tenta di sedurre con le tre prove che ognuno di noi deve affrontare per l’intera esistenza.

La prima è  quella del miracolismo capace di trasformare le pietre in pane. Si pensa che Dio sia come un distributore di bibite. Inserisci una preghiera e i tuoi desideri vengono esauditi prontamente. È la logica modernissima del “pay and take away”. Una specie di supermercato delle grazie.
La seconda prova è anch’essa modernissima; la brama del potere a scapito del servizio. È una prova subdola ma affascinante che si materializza in soldi, violenza, egoismo, prevaricazione e guerra. Umilia ed irride lo spirito di carità che produce giustizia, solidarietà,  perdono e pace. La nostra quotidianità è impregnata di bramosia di potenza. I ricchi sono ammirati. I poveri vengono calpestati ed umiliati. Tutto viene urlato, imposto, preteso e conseguito con prepotenza e patetiche rappresentazioni muscolari. I risultati si possono leggere sulle nostre facce molto truccate  ma con uno sfondo di paura ed insoddisfazione.
La terza prova è la più subdola dal punto di vista spirituale. Allora tutti erano convinti che il tanto atteso Messia si sarebbe manifestato apparendo sulla torre più alta del tempio di Gerusalemme. Se Gesù si fosse arrampicato sulla sommità e si fosse lasciato cadere nel vuoto senza sfracellarsi, tutti lo avrebbero riconosciuto e lo avrebbero seguito. Ma Gesù non cade nella trappola ed ignora la provocazione citando per la terza volta una frase tratta dal libro del Deuteronomio. Il Messia si dimostra capace di resistere alle suggestioni maligne.

Noi come ce la caviamo? È questa la domanda che il Vangelo ci pone all’inizio del nostro cammino quaresimale. La risposta dipende solo da noi blindandola nella nostra coscienza.

MEDITAZIONE

Dopo il battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano, e prima di cominciare il ministero pubblico, Gesù, in tutti e tre i sinottici, passa un tempo significativo, quaranta giorni, in un luogo evocativo, il deserto.

Il deserto, luogo di rivelazioni

Il deserto, quello geografico ma il cui significato è paradigmatico, è il luogo dell’esperienza fondante di Israele, dove si conobbe popolo di Dio. La prima lettura è il celebrare nel culto questa esperienza. Il Deuteronomio prescrive di portare le primizie del suolo in segno di rendimento di grazie, e di accompagnare questo gesto con parole che esprimono la consapevolezza del dono ricevuto da Dio, parole che sono una professione di fede. Dio agisce nella storia a favore del suo popolo, non per i meriti di quest’ultimo, ma per benevolenza.
Tuttavia, nell’esperienza dell’esodo, il deserto è stato anche il luogo della prova in cui il popolo ha tradito la propria relazione con Dio, il luogo dove ha sperimentato il cedimento di fronte alla prova, la propria fragilità.
Anche oggi, al di là del luogo fisico (questo o quel deserto geografico), parliamo di deserto in modo duplice. Come esperienza di solitudine rigeneratrice, cui ambiamo. Ma anche in senso negativo: il deserto della folla, il deserto dei sentimenti, il deserto del cuore incapace di amare. Il deserto è un luogo di forte valenza esistenziale. È un’esperienza che talvolta desideriamo, ma quando ci troviamo in esso – basta pensare ai ritiri spirituali – è difficile che reggiamo il silenzio e la solitudine per un lungo periodo. Perché il deserto è il luogo della nudità di fronte a se stessi e di fronte a Dio. È il luogo dove è difficile fuggire l’implacabile verità su se stessi, e dove è possibile, come lo fu per Israele, scoprire la propria identità e misurare la propria fedeltà a essa.

Le tentazioni di Gesù

Gesù, dopo il battesimo, viene dallo Spirito Santo condotto nel deserto, e lì tentato dal diavolo (cf Lc 4,2). Luca descrive con precisione le tre tentazioni. Sinteticamente esse sono accomunate dal fatto di essere una proposta diabolica fatta a Gesù di perseguire la propria realizzazione rompendo la sua relazione con il Padre. Il diavolo mette alla prova questa relazione subito dopo che essa è stata autorevolmente proclamata sulle rive del Giordano (cf Lc 3,22). Gesù, con le sue risposte, deve decidere di confermarla. Significativamente Luca, rispetto a Marco, inverte le ultime due tentazioni. L’ultima ha luogo a Gerusalemme. Mette in dubbio la figliolanza e la relazione di fiducia con il Padre. In ultima istanza getta il dubbio sulla sua missione messianica. E lo fa proprio nel luogo dove, sulla croce, Gesù realizzerà la sua identità e la sua missione di salvezza.
Il diavolo con ciò conferma la sua funzione: è il divisore fra uomo e Dio. Con Adamo aveva conseguito un successo, carico di conseguenze. Con Gesù, nuovo Adamo, fallisce, e anche questo è carico di conseguenze.

La nostra lotta contro le tentazioni

Nella vittoria di Gesù si apre la possibilità della nostra vittoria sulle tentazioni. Nella sua vittoria è la nostra speranza. Questo è il senso dell’ascesi. Principio di essa è Cristo e il rinnovamento operato in noi dallo Spirito Santo.
L’ascesi ha senso solo in quanto continuo esercizio di purificazione della vita per il ripristino della dignità di figli, perché si affermi in noi la vita nuova donata dal battesimo contro ogni tendenza a disconfermarla.
All’inizio della Quaresima ci si può volgere, illuminati da queste considerazioni, a una delle pratiche tipiche del deserto quaresimale: il digiuno. Esso non è privazione di qualcosa fine a se stessa. Non ha le stesse finalità salutistiche, narcisistiche o patologiche che può avere la dieta. È esercizio della libertà per affinare la propria statura interiore. Il solo digiuno dal cibo, però, potrebbe essere pura ipocrisia. A esso deve corrispondere il digiuno dai peccati. Così la Quaresima sarà tempo di deserto, riscoperta della propria dignità di figli, vero cammino di rinnovamento in preparazione della Pasqua.