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6. Vignetta di RobiHood – 9 FEBBRAIO 2025 5ª DOMENICA T.O.

9 FEBBRAIO 2025

5ª DOMENICA T.O.

VOCAZIONE E
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3. Commento alle Letture – 2 FEBBRAIO 2025 4ª DOMENICA T.O.

2 FEBBRAIO 2025

4ª DOMENICA T.O.

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

COMMENTO

Il brano evangelico di questa domenica ci invita a meditare l’avvenimento  conosciuto come la “Presentazione al Tempio” del figlio primogenito da parte di due osservanti della Tradizione ebraica quali erano Giuseppe e Maria.
La Legge imponeva ai genitori, dopo 33 giorni dalla sua circoncisione,, di recarsi a Gerusalemme per compiere gli atti prescritti per ogni figlio primogenito.  Nel Tempio la madre doveva farsi purificare per il parto avuto, considerato, allora, un atto che rendeva impura la puerpera  Inoltre il primogenito, che apparteneva per diritto a Dio, doveva essere riscattato da un sacrificio di un agnello, se la  famiglia era abbiente, o di due colombe se era povera come la famiglia di Nazareth. Non mancava l’obbligo di versare nel tesoro del Tempio una offerta in denaro sonante di 5 sicli che corrispondevano al salario di 20 giornate lavorative. Da questo modo di comportarsi possiamo dedurre che la fede di Maria e Giuseppe era strettamente legata alla tradizione religiosa ebraica del tempo tutta ancorata alle tre colonne portanti della fede di allora: Tempio, Legge, osservanza meticolosa delle leggi che regolavano la giornata del Sabato.

L’incontro casuale con Simeone, nome che in ebraico significa “Dio ha ascoltato”, viene a turbare la tranquillità della fede dei genitori del Messia. Ancora prima che essi compiano tutti le azioni di purificazione  prescritte, Simeone, uomo “retto e pieno di fiducia in Dio”, prende il bambino fra le sue braccia e proferisce parole che sgomentano gli esterrefatti genitori: “Ora posso morire in pace perché i miei occhi hanno visto il Salvatore che hai messo davanti a tutti i popoli come luce per illuminare le nazioni e come gloria di Israele”.
Turbamento,  perché a Nazareth nella sinagoga gli scribi avevano sempre sostenuto che il Messia era esclusiva proprietà di Israele. Inoltre il bambino sarà per molti la pietra angolare su cui costruire la loro fede, ma anche, per chi lo rifiuterà, pietra di inciampo che li farà precipitare nell’abisso.

Leggendo  la sorpresa sui visi di Giuseppe e Maria, Simeone le profetizza che anche per lei il bambino sarà una spada che le trapasserà  l’anima. Niente di truculento o violento. Nel linguaggio biblico la spada simboleggia la Parola che rinnova e salva,. È una Parola che costringe ad interventi anche dolorosi coloro che L’ascoltano e vivono. È la  medesima Parola che anche noi dobbiamo ascoltare, meditare, vivere e realizzare. In Maria fece prodigi di conversione.

Ed in noi? Interroghiamoci in silenzio al riguardo,

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4. Letture – 2 FEBBRAIO 2025 4ª DOMENICA T.O.

2 FEBBRAIO 2025

4ª DOMENICA T.O.

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

PRIMA LETTURA

Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachìa
Ml 3,1-4

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 23 (24)

R. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia. R.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R.

SECONDA LETTURA

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 2,14-18

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e aver sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Lc 2,30.32

Alleluia, alleluia.

I miei occhi hanno visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.

Alleluia.

VANGELO

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore –  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 2 FEBBRAIO 2025 4ª DOMENICA T.O.

2 FEBBRAIO 2025

4ª DOMENICA T.O.

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ci hai dato i mezzi per essere saldi, ma rimaniamo fragili.  Kyrie eleison.
  • Cristo, ci reputiamo il tuo popolo, eppure confidiamo in poteri diversi da quello della tua misericordia.  Christe eleison.
  • Signore, tu ci hai scelto quale tua primogenitura e noi ti rifiutiamo per non fare brutta figura. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù è venuto in mezzo a noi e ci ha invitato personalmente a seguirlo. Siamo chiamati a rispondere. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, rendici saldi e non avremo paura.

  • Perché, di fronte all’ostilità del mondo, troviamo sostegno nella preghiera e nella partecipazione alla liturgia eucaristica. Preghiamo.
  • Perché sappiamo che fare la cosa giusta non è una scelta da stupidi, poiché si trova in te un alleato senza eguali. Preghiamo.
  • Perché non ci consideriamo possessori esclusivi del tuo amore, solo perché siamo stati cresciuti da «buoni cristiani». Preghiamo.
  • Perché ci ricordiamo che, con la tua risurrezione, ci hai dimostrato che la paura della morte non può renderci schiavi. Preghiamo.

O Padre, fa’ che, in una società esteriormente segnata dalla tua presenza ma spesso ostile alla tua Parola, troviamo il coraggio di seguirti e di confidare in te.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 2 FEBBRAIO 2025 4ª DOMENICA T.O.

2 FEBBRAIO 2025

4ª DOMENICA T.O.

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

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3. Commento alle Letture – 26 GENNAIO 2025 3ª DOMENICA T.O.

26 GENNAIO 2025

3ª DOMENICA T.O.

LA PAROLA OGGI

COMMENTO

Nelle fasi iniziali del suo ministero pubblico Gesù, ogni sabato,  frequenta le sinagoghe della Galilea. Luca sottolinea questo aspetto. Oggi ci presenta quanto avviene nella sinagoga di Nazareth. Nel capitolo quarto l’evangelista precisa anche che presenzia al culto sabbatico a Cafarnao (4,31)  e poi va “ad annunciare il suo messaggio nelle sinagoghe della Galilea” (4,44).
Per Lui la sinagoga non è un luogo di culto ma una casa di preghiera dove non ci si limita a biascicare orazioni ma si ascolta e poi si vive concretamente la Parola di Dio. Il “figlio di Giuseppe” ha un carattere schietto e sincero.  Vero nazaretano incarna i pregi ed i difetti dei suoi concittadini. Essendo galileo cade sotto la definizione appioppata loro da Giuseppe Flavio :”i Galilei sono bellicosi fin da piccoli”.
Entrato nella sinagoga Gesù non fa convenevoli. Prima come tutti ascolta il lettore che proclama la Parola. Senza essere invitato da nessuno  si alza, non commenta il brano ascoltato  ma , scandalizzando i presenti, si fa consegnare il rotolo delle Scritture e sceglie un nuovo testo tratto dal libro del profeta Isaia. Il contenuto e’ conosciuto a memoria da tutti i presenti.
Fra gli uditori sono presenti molti zeloti nazionalisti permeati  di odio contro i romani. Essi sono particolarmente numerosi a Nazareth. Sono felici in cuor loro della scelta fatta. Ma Gesù li scandalizza perche’ non legge il versetto che loro aspettano con trepidazione. Si ferma prima e ripone il rotolo. Il versetto omesso dice: “Mi ha mandato ad annunziare il  tempo nel quale il Signore sara’ favorevole al suo popolo e si vendicherà’ dei suoi nemici “. Si sentono traditi. Si indispettiscono. Si interrogano furiosi : “Ma questo non è figlio di Giuseppe da noi soprannominato Pantera per il suo carattere forte?”. Loro speravano di aver trovato il Messia liberatore ed invece si trovano davanti uno che non rispetta le tradizioni della Sinagoga e si permette di censurare la Scrittura. Un tipo del genere deve essere ammazzato.
La goccia che fa esondare il loro furore è il rifiuto di Gesù di leggere il tanto sospirato versetto che annuncia il giorno della vendetta di Dio contro i nemici di Israele . Il Dio di Gesù non e’ quello in cui credono i nazaretani: un dio nazionalista, selettivo e razzista. Il Dio che lo ha mandato tra gli uomini  e che lui deve annunciare “libera tutti gli abitanti della terra” (Lv 25,9) senza distinzioni. Egli dà la vita e non la morte, libera e non castiga, perdona e non punisce. Questo messaggio è inaccettabile per gli uditori.
Tutti coloro, noi compresi, che pretendono di avere Dio esclusivamente dalla loro parte in base alla razza, alla religione, al comportamento non possono tollerare un Dio padre di tutti. Coloro che sono abituati a selezionare , etichettare, giudicare, incasellare nei pregiudizi il prossimo vengono soffocati dal risentimento e dal livore che inabilitano il cuore ad aprirsi alla carità, al perdono ed alla pace come amaramente testimoniano gli avvenimenti storici che stiamo vivendo oggi.
Un Dio buono e giusto non è ben accolto in un mondo pieno di ingiustizia, di egoismo, di sopruso e di guerra.

SECONDA MEDITAZIONE

La prima lettura descrive la celebrazione di una Liturgia della Parola. Il popolo si raduna in assemblea. La Parola viene proclamata pubblicamente. Esdra solennemente apre il testo. Gli uditori stanno in piedi. La Scrittura viene spiegata per parti. Il popolo risponde commosso. La celebrazione si conclude con un invito alla condivisione della gioia.

Pregare la Parola

Il testo di Neemia, è occasione per riconsiderare il rapporto che abbiamo con la Scrittura, quale base della nostra preghiera quotidiana, e per riflettere sul metodo della Lectio Divina che è strettamente legato alla lettura liturgica della Parola.
Il metodo della Lectio Divina ci è consegnato dalla tradizione monastica. È un metodo che nel Medio Evo ha ricevuto la sua strutturazione, diventata canonica, in cinque tappe: lettura, meditazione, contemplazione, collazione e azione. Seguendo queste cinque tappe si passa dalla preghiera alla vita e la vita viene così illuminata dalla preghiera.
La ricchezza della Lectio Divina consiste nel fatto che coinvolge il credente in tutte le sue dimensioni. Coinvolge la sua corporeità, perché richiede che si ponga attenzione al luogo, al gesto, ai tempi della preghiera. Coinvolge la sua dimensione intellettuale, la sua affettività, la sua memoria e la sua immaginazione. Infine coinvolge la sua responsabilità, in quanto egli è portato a rispondere con la vita a quanto ha letto e meditato.
La Lectio ha un suo grande valore nel consentire il superamento della superficialità dell’ascolto, un’insidia sempre pericolosa per tutti, ma in modo particolare per coloro che più sovente frequentano la Scrittura. Infine la Lectio ha il suo grande valore nel fatto che non si tratta di una lettura qualsiasi della Scrittura, bensì di una lettura nella fede, animati dallo Spirito Santo, e che suscita e nutre la fede.

Attualizzazione o attualità

Proprio il testo del vangelo ci porta in questa direzione. Una delle grandi ambiguità riguardo alla Scrittura è quella che si riveste del termine nobile di «attualizzazione». Con questo termine si vuole affermare che si deve accostare il testo sacro conferendogli senso e valore in consonanza ai problemi del presente. Il che significa, implicitamente, che la Scrittura, e la Parola in essa contenuta, sono piegate alle esigenze del presente. È un nobile intento, far collimare Parola e presente, ma parte da un presupposto errato: la priorità del presente.
La Parola non è da attualizzare. La Parola è attuale. Ciò significa riconoscere un’efficacia alla Parola per potenza della Parola stessa, che non viene dalla sua adattabilità al presente ma dall’essere giudizio sul presente e rivelazione di Dio.

La liturgia della parola di Gesù

Quando Gesù, nella sinagoga di Nazaret, legge il passo del profeta Isaia celebra anch’egli una Liturgia della Parola. Quindi, in un succedersi di azioni sapientemente descritte da Luca, che in tal modo sposta l’attenzione dal testo letto alla persona di Gesù, facendone il centro di tutto il suo discorso, egli commenta semplicemente dicendo: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21).
L’«oggi» è certamente l’oggi del presente storico di Gesù. Cioè la persona di Gesù che compie le promesse di Dio scritte dal profeta Isaia. Ma anche l’oggi della perenne efficacia di quel compimento. L’oggi che si realizza ancora oggi, nel nostro oggi e in ogni oggi.
Il commento di Gesù è l’annuncio di una salvezza che si compie in lui e che continua nella storia. È la rivelazione del volto di Dio che si rivolge ai credenti che accolgono quella Parola. Non si tratta dunque solo di un oggi puntale nella storia, ma di un oggi salvifico che ci porta dalla meditazione alla contemplazione del volto di Dio.
Da questa contemplazione deriva una conversione. Il messaggio annunciato è un messaggio di speranza, che muove alla speranza come orientamento e prassi della fede. Come disse Jürgen Moltmann, quando aderì al programma teologico di Johann Baptist Metz, si tratta di passare dalla teologia della speranza a concrete azioni di speranza.

 

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2. introduzioni – 26 GENNAIO 2025 3ª DOMENICA T.O.

26 GENNAIO 2025

3ª DOMENICA T.O.

LA PAROLA OGGI

La liturgia di oggi si gioca quasi interamente sul parallelismo tra due letture. Nella prima lettura il popolo, di ritorno dall’esilio in Babilonia, si commuove udendo le parole della Legge, simbolo della sua libertà ritrovata.
Nel vangelo, è Gesù stesso ad annunciare il sorgere di un nuovo tipo di libertà, garantita e realizzata dalla sua persona e valida per l’uomo di ogni tempo: la libertà dal dominio del peccato e della morte.

PRIMA LETTURA

Leggevano il libro della legge e ne spiegavano il senso.
La legge, manifestazione della fedeltà del popolo d’Israele, è stato ed è uno strumento potente per avvicinarsi al Signore. Essa non trova però il suo senso ultimo nel pianto, ma nella certezza che Dio ama l’uomo e non lo abbandona alla sua storia di schiavitù.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 18 (19)

La testimonianza del Signore, dice il salmista, è stabile e questa stabilità è garantita dalla persona di Cristo.

SECONDA LETTURA

Tra parentesi [ ] la forma breve.

Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ognuno secondo la propria parte.
L’apostolo Paolo ci parla di quanto sia essenziale e al tempo stesso difficile essere una comunità cristiana. Solo in virtù della nostra unione nella persona di Gesù possiamo essere davvero suoi testimoni; ma quest’abbandono non è un lasciarsi andare: è frutto di una fatica che ci richiede di mettere a servizio le nostre migliori capacità, non di perderle.

VANGELO

Oggi si è compiuta questa Scrittura.
L’annuncio che Gesù fa nella sinagoga è lo stesso che Luca rivolge a Teofilo ed è lo stesso che riceviamo noi oggi: Dio non ci ha lasciati soli, egli si è manifestato nella nostra storia e ha testimoniato di persona la sua grandezza, fonte di speranza per l’uomo di ogni tempo.

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4. Letture – 26 GENNAIO 2025 3ª DOMENICA T.O.

26 GENNAIO 2025

3ª DOMENICA T.O.

LA PAROLA OGGI

PRIMA LETTURA

Leggevano il libro della legge e ne spiegavano il senso.
La legge, manifestazione della fedeltà del popolo d’Israele, è stato ed è uno strumento potente per avvicinarsi al Signore. Essa non trova però il suo senso ultimo nel pianto, ma nella certezza che Dio ama l’uomo e non lo abbandona alla sua storia di schiavitù.

Dal libro di Neemia           Ne 8,2-4a.5-6.8-10

In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo:
«Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 18 (19)

La testimonianza del Signore, dice il salmista, è stabile e questa stabilità è garantita dalla persona di Cristo.

Rit. Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

SECONDA LETTURA

Tra parentesi [ ] la forma breve.

Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ognuno secondo la propria parte.
L’apostolo Paolo ci parla di quanto sia essenziale e al tempo stesso difficile essere una comunità cristiana. Solo in virtù della nostra unione nella persona di Gesù possiamo essere davvero suoi testimoni; ma quest’abbandono non è un lasciarsi andare: è frutto di una fatica che ci richiede di mettere a servizio le nostre migliori capacità, non di perderle.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi    1 Cor 12,12-30

[Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra.] Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
[Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.] Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Lc 4,18

Alleluia, alleluia.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.

Alleluia.

VANGELO

Oggi si è compiuta questa Scrittura.
L’annuncio che Gesù fa nella sinagoga è lo stesso che Luca rivolge a Teofilo ed è lo stesso che riceviamo noi oggi: Dio non ci ha lasciati soli, egli si è manifestato nella nostra storia e ha testimoniato di persona la sua grandezza, fonte di speranza per l’uomo di ogni tempo.

Dal vangelo secondo Luca         Lc 1,1-4; 4,14-21

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Parola del Signore.