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3. Commento alle Letture – 6 APRILE 2025 5ª DOMENICA DI QUARESIMA

6 APRILE

5ª DOMENICA DI QUARESIMA

IL DIO RI-CREATORE

COMMENTO

 Nei Vangeli ci sono 11 versetti che venivano censurati nelle prime comunità’ cristiane perché ritenuti pericolosi e scandalosi. Ci vollero secoli prima che venissero  a far parte delle celebrazioni cristiane.
La misericordia di Gesù verso l’adultera appariva eccessiva ai primi cristiani. Per cui li avevano “”purgati” eliminandoli dal Vangelo di Luca che ne è l’autore. Solo più tardi vennero riabilitati inserendoli nel Vangelo di Giovanni a cui per stile e linguaggio non appartengono.

La scena si svolge nel Tempio di Gerusalemme. È l’alba. Attorno a Gesù si raccolgono molte persone. Questo assembramento non passa inosservato alle guardie del Tempio che allarmano i sacerdoti e gli scribi. Costoro odiavano il Maestro, perché li aveva pubblicamente denunciati di aver corrotto la santità e profanato la sacralità del luogo trasformandolo in “una spelonca di ladri” e non in “una casa di preghiera”. Per questo avevano deciso che doveva morire.
Un fatto di cronaca offre loro l’opportunità di tendergli un tranello mortale. Proprio quella mattina una donna viene beccata in flagrante adulterio e loro la trascinano tra la folla gettandola per terra ai piedi di Gesù. La Legge non le lascia scampo: deve essere ammazzata. La legislazione precisava che se  il peccato veniva commesso durante l’anno dello sposalizio, durante il quale i promessi sposi si frequentavano ma non convivevano, la pena era la lapidazione. Se il “fattaccio”  avveniva dopo le nozze e gli sposi convivevano, la pena era il soffocamento della colpevole.
Siccome allora ci si sposava a tredici anni per la ragazza e a diciotto per il ragazzo, si può tranquillamente desumere che la peccatrice  era una povera ragazzina atterrita.

Gesù capisce subito che si tratta di un tranello. Se dà l’assenso a procedere con la lapidazione viene meno al suo insegnamento   che  Dio perdona sempre, deludendo così coloro che lo avevano scelto come Maestro. Se invece optava per la misericordia, a scapito della ferrea applicazione della legge mosaica,  violava pubblicamente la Legge mettendo a repentaglio la sua vita.
Gesù non prende  posizione. Compie un gesto  che disorienta  e manda in confusione sacerdoti, scribi ed anziani. Si china per terra e comincia a scrivere col dito nella sabbia.
A noi questo gesto dice nulla. Ma ai moralisti parrucconi fischiano le orecchie. Conoscono molto bene quello che c’è scritto nel libro del profeta Geremia: “Saranno scritti nella terra i nomi di quanti abbandonano il Signore”.
Conoscono la capacità di Gesù nel leggere nella coscienza. Troppo pericoloso per loro. Troppi scheletri, troppi desideri inconfessabili, troppe maschere, troppi tradimenti, troppi furti… Meglio non rischiare che il loro nome venga inciso nella sabbia perdendo faccia e buona reputazione.
Erano venuti in gruppo, si dileguano alla chetichella con la coda tra le gambe. Il gruppo che si era presentato compatto quando si trattava di condannare, evapora davanti al pericolo di essere pubblicamente smascherato.
I  cultori e custodi della legge che avevano trascinato una peccatrice da lapidare, lasciano campo libero al Figlio di Dio che vede davanti a sé solo una bambina da aiutare.
Non risulta che siano volate delle pietre.

Il messaggi è forte e chiaro per ognuno di noi. Spetta a noi trarre le dovute conseguenze.

MEDITAZIONE

La scorsa domenica, riflettendo sul sacramento della riconciliazione, si è osservato come la confessione dei peccati è in vista dell’accoglienza della misericordia, non della vergogna delle proprie miserie.
La memoria di sé è spiritualmente importante, ma a patto che non ci blocchi nel passato ma ci rilanci nel futuro. Anche nel sacramento della riconciliazione il riconoscimento del proprio peccato è in vista del futuro.
Le letture proposte portano a riflettere sul valore del secondo momento del sacramento della riconciliazione: il ricevimento del perdono nell’assoluzione sacramentale.

Il Dio creatore e ri-creatore

Isaia si rivolge al popolo deportato in Babilonia. È un oracolo diviso in tre parti. Nella prima (cf Is 43,16-17) egli fa memoria dell’azione di Dio in favore di Israele schiavo in Egitto. La seconda parte attira l’attenzione su quanto sta accadendo (cf Is 43,19). La terza parte è la promessa del ritorno dall’esilio babilonese (cf Is 43,19b-21). Il Dio liberatore è lo stesso Dio creatore. E con il ritorno in patria il Dio creatore è il Dio ri-creatore.

Svolta esistenziale

La dimensione personale ed esistenziale di quest’affermazione emerge nella seconda lettura. Paolo, dopo aver narrato la sua autobiografia, cioè dopo aver fatto memoria di sé, imprime una svolta al discorso: «Per lui [Gesù Cristo] ho lasciato perdere tutte queste cose e le ritengo spazzatura» (Fil 3,8). Paolo rilegge il proprio passato alla luce dell’evento fondante della sua nuova esistenza: l’essere stato «conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3,12). La relazione con Cristo di cui Paolo parla è una relazione affettiva e mistica (cf Fil 3,10), totalizzante che, pur senza negare il passato (non ne ha appena fatto il racconto?), tuttavia lo proietta verso il futuro (cf Fil 3,13) Anche nella lettera di Paolo dunque il Dio creatore è ri-creatore.
Paolo, però, aggiunge un tassello. Ciò che opera la ri-creazione non è una presunta auto-giustificazione che può venire dall’osservanza della legge, bensì la grazia che viene dalla fede (cf Fil 3,9). E da questo punto di vista si può leggere il brano di vangelo.

La peccatrice perdonata

La scena narrata da Giovanni è un conflitto fra Gesù, scribi e farisei. In questo conflitto la donna è solo causa e strumento. Se non fosse per l’attenzione che Gesù le riserva, tutti sarebbero disinteressati alla sua persona. Lei è il suo peccato, è bloccata nel suo passato e nel suo peccato.
L’interesse vero degli accusatori è di trovare il modo di mettere Gesù in contraddizione con Mosè o con se stesso. La Legge dichiara questa donna colpevole, e condannabile alla lapidazione. Questo è il massimo che può fare una legge. Stabilire il confine fra bene e male; dare chiarezza di ciò che è bene e ciò che è male. Prevedere premi e punizioni. Ma è incapace di dare perdono. Grazie alla legge si può sapere cosa bisognerebbe fare, ma la legge non dà la forza di farlo. Per questo ci vuole la grazia.
Nel dialogo fra Gesù e i suoi interlocutori, Gesù non raggiunge solo il risultato di non far lapidare la donna, ma anche di porre tutti di fronte a se stessi. Chi può arrogarsi di giudicare gli altri se appena guarda se stesso in onesta coscienza?
Nel successivo dialogo con la donna, Gesù si relaziona con lei mettendo al centro dell’attenzione la sua persona, non il suo peccato. Non è un rapporto bugiardo sminuente la gravità della sua azione. La prende seriamente, anche nel suo peccato. Ma non la blocca nel suo peccato: le offre una nuova possibilità di vita (cf Gv 8,11).

La riconciliazione

La vicenda dell’adultera è l’immagine del percorso del peccatore riconciliato. È qui che giunge alla sua pienezza il cammino incominciato con il riconoscimento del proprio peccato. Nel perdono che ci raggiunge nel sacramento, Dio è realmente il creatore ri-creatore, e con il suo perdono ci dischiude orizzonti di vita nuova. Questo è l’effetto del perdono: siamo ri-creati a sua immagine e somiglianza; restituiti alla nostra dignità di figli ricevuta nel battesimo, purificata nell’ascesi, visualizzata nella trasfigurazione, desiderata dalla pazienza misericordiosa di Dio. Siamo liberati dalla nostra colpa, rivestiti degli abiti di figli, e rilanciati verso la vita. In ciò sta il senso della Quaresima. A questo punto è possibile avviarsi verso la settimana santa.

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