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2. Esegesi – XXXIII C, 17 nov ’19

IO VI DARÒ PAROLA E SAPIENZA

Malachia 3,19-20a – Sta per venire il giorno rovente
2 Tessalonicesi 3,7-12 – Chi non vuol lavorare neppure mangi
Luca 21,5-19 – Non sarà lasciata pietra su pietra

Lettura pessimistica della storia
Nella liturgia di oggi sembra che ci sia una visione pessimistica della storia, e invece tutte e tre le letture terminano con una parola di speranza. Il primo brano parla del giorno rovente e dell’incendio, ma poi dice: «Per voi sorgerà il sole di speranza»; san Paolo esorta a mangiare il proprio pane, lavorando in pace e nel Vangelo; e Cristo Gesù ci svela il senso della storia. Il testo di Malachia ci parla di questo «giorno» come del tempo del giudizio. Questo giorno è il tempo del Cristo, anzi è il Cristo stesso, e cioè la Parola evangelica nel suo affacciarsi e compiersi nella vicenda umana. La storia, per noi discepoli di Gesù, ha un «segreto», cammina verso una sua «fine», e tale adempimento e fine è Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, Giudizio ultimo sulla storia, rinnovamento radicale di tutto il creato, creazione nuova. Ha grande valore l’inserzione, nelle letture di oggi, del brano di Paolo. Egli esorta a imitarlo in una vita semplice che coglie nel Vangelo del Signore il volto nuovo di tutto, e che dunque vive la fine di tutto come fedeltà quotidiana, umile e operosa, a quella Parola Ultima che ormai è stata detta e data. Il lavoro senza sosta che Paolo predica non è fine a se stesso, ma umile mezzo per glorificare Dio e testimoniare il suo amore per tutti gli uomini (cfr. 1Cor 9,22).

Invito a considerazioni prudenti
Nel Vangelo Gesù immette due forti «correzioni» alle affermazioni dei suoi interlocutori. La prima riguarda l’esaltazione della bellezza del tempio. Ne approfitta per dire che anche la bellezza del tempio di Gerusalemme è destinata a finire, come tutte le cose di questo mondo. Anche se si tratta del tempio non c’è per esso una sorte diversa. La seconda «correzione» è la sua risposta alla domanda: «Quando dunque accadranno queste cose, quale sarà il segno…?» (v. 7). Cristo Gesù mette in guardia rispetto a prospettive apocalittiche clamorose. Egli mostra che «la fine» è già presente, ma non la fine caratterizzata da segni ed eventi cosmici prodigiosi. Per questo dice: «Badate di non lasciarvi ingannare» (v. 8). Tutta l’umanità cammina nella storia fatta di mistero, bellezza, tragedie, catastrofi. È nella storia che la vita dell’uomo può perdersi e spostare lo sguardo dalla verità alla menzogna, dalla pace all’odio.

Storia, laboratorio di Dio
Come ogni intervento di Dio anche la fine del mondo è in vista di un rinnovamento radicale. È la storia il luogo delle operazioni divine dove ricordiamo i segni della sua passione, morte e risurrezione. Ognuno di noi diventa tessitore di storia, perseverante nelle prove, perché è nella perseveranza, cioè nel rimanere lì dove tutto sembra sciagura, che il Signore viene, dimora con noi e ci salva. La fine del mondo per la Parola di Dio è la distruzione di ogni ingiustizia, è l’esaltazione e la manifestazione di ogni pienezza. Per questo, in ogni momento può venire la fine, perché può essere l’occasione di una manifestazione di Dio nella vita dell’umanità. Questa salvezza ci è data dalla certezza di essere figli amati da sempre e per sempre. L’evento della fine del mondo non è da considerare come punizione, ma come preparazione alla venuta definitiva del Signore, che ha promesso di tornare tra noi.

Stare nel limite per vedere la salvezza
Il v. 13, che non ha testi paralleli negli altri Vangeli, è il cuore della Parola di oggi: «Avrete allora occasione di dare testimonianza». La «testimonianza» suprema che i discepoli possono rendere al Signore Gesù è la testimonianza della sua Pasqua. Per questo, Cristo Gesù chiede ai discepoli di «non preparare prima la vostra difesa» (v. 14), che propriamente non è la difesa, ma «in quale modo risponderete» alle persecuzioni e ai tradimenti. Ci sono prezzi altissimi da pagare per questa testimonianza, fino ad essere, come Cristo Gesù, odiati e uccisi. La fine del mondo dovrà avvenire dentro ognuno di noi. Deve finire l’ingiustizia e l’odio che abbiamo verso i fratelli e verso noi stessi, deve finire il disgusto del mondo in cui Dio ci ha messi. Ma per vedere la fine dovremo rimanere in mezzo alle divisioni e ai contrasti, in mezzo alle persecuzioni e alle condanne, perché proprio in questo mondo si renderà presente la salvezza del Signore.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Prova a dire liberamente che cosa pensi del mondo di oggi.
– Hai qualche indicazione per migliorare qualcosa?


IN FAMIGLIA
Ognuno in famiglia ha un suo ruolo, un posto, una considerazione.
Ci sono momenti in cui tutti questi aspetti sembrano venir meno,
e il desiderio di lasciar perdere è più forte della volontà di mettersi in gioco.
Proviamo a rivisitare il nostro posto o ruolo per rimotivarci
e immettere il sapore di un nuovo che ci si può regalare insieme.
Ognuno dice in che cosa è disposto a rigiocarsi.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)